Smart working e sedentarismo in Italia: i numeri del 2026 (dati ISTAT)

Smart working e sedentarismo in Italia: i numeri del 2026 (dati ISTAT)

Lo smart working in Italia non è più un'eccezione pandemica: è una struttura permanente del modo in cui lavoriamo. Nel 2025 sono 3.575.000 le persone che operano da remoto per almeno una parte del loro tempo, secondo la ricerca dell'Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano. Allo stesso tempo, 17 milioni 670mila italiani — tre persone su dieci — non praticano né sport né attività fisica nel tempo libero, come certifica l'ISTAT nel report "Fattori di rischio per la salute" del 1° aprile 2026.

Questi due numeri raccontano la stessa storia da due angolazioni diverse. La flessibilità ha liberato milioni di persone dal pendolarismo e dall'ufficio fisso, ma ha anche eliminato gli ultimi frammenti di movimento "involontario" che scandivano la giornata lavorativa: la camminata fino alla stampante, le scale, il tragitto verso la mensa, l'attraversamento del parcheggio. La scrivania di casa è più comoda, ma spesso è anche più immobile.

In questo articolo abbiamo raccolto e verificato i dati più aggiornati su smart working e sedentarismo in Italia, con tutte le fonti linkate, per capire dove siamo nel 2026 e cosa possiamo fare concretamente per spezzare la sedentarietà da scrivania.

Lo smart working italiano nel 2026: una fotografia in numeri

Dopo il lieve calo del 2024, il lavoro da remoto è tornato a crescere. I dati 2025 dell'Osservatorio del Politecnico di Milano fotografano un fenomeno ormai consolidato:

  • 3.575.000 smart worker totali, in crescita dello 0,6% rispetto all'anno precedente.
  • Grandi imprese: il 53% del personale lavora da remoto, pari a 1.945.000 persone (+1,8%). Iniziative di smart working sono presenti nel 95% delle grandi aziende.
  • Pubblica Amministrazione: il balzo più netto, +11%, con 555.000 dipendenti pubblici in modalità agile (il 17% del totale).
  • PMI e microimprese in controtendenza: qui i lavoratori da remoto calano (-7,7% nelle PMI, -4,8% nelle microimprese) e rappresentano solo l'8% del totale.

Il modello prevalente è quello ibrido: presenza in sede e lavoro da remoto si alternano secondo policy aziendali, mentre il full remote resta confinato a poche realtà di piccole dimensioni. Non solo: lo smart working non ha ancora toccato il suo tetto. Il 21% di chi oggi non lavora da remoto dichiara di poter svolgere almeno metà delle proprie attività altrove con la stessa efficacia, il che porta a stimare un potenziale di circa 6,5 milioni di smart worker — lo stesso picco raggiunto durante la pandemia.

C'è però un dato che riguarda da vicino la salute: tra i white collar, il 35% di chi lavora da remoto soffre di overworking, contro il 30% di chi è sempre in sede. La difficoltà a "staccare" allunga le giornate davanti allo schermo e, di conseguenza, il tempo trascorso seduti.

Sedentarismo in Italia: la buona notizia e il problema che resta

Partiamo dalla buona notizia. Secondo l'ISTAT, la sedentarietà in Italia è in calo: nel 2025 riguarda il 30,8% della popolazione di 3 anni e più, in discesa di 2,4 punti percentuali rispetto al 2024 (quando era al 33,1%). Il miglioramento è ancora più evidente sul lungo periodo: erano il 39,9% nel 2015 e il 37,2% appena nel 2022. In dieci anni l'Italia ha guadagnato oltre nove punti.

E ora il problema che resta. Quel 30,8% corrisponde comunque a 17 milioni 670mila persone che dichiarano di non praticare alcuno sport né attività fisica nel tempo libero. Nel confronto europeo (UE27), l'ISTAT segnala un paradosso italiano: il nostro Paese ha tassi di obesità molto bassi e pochi fumatori abituali, ma si distingue per la scarsa diffusione dell'attività fisica tra gli adulti, che spesso non raggiunge i livelli raccomandati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità.

A rendere il quadro più serio c'è il dato sul peso: nel 2025 il 46,4% degli adulti è in eccesso di peso (34,8% in sovrappeso, 11,6% in condizione di obesità, pari a 5 milioni 750mila persone). Un valore stabile da tre anni, ma in crescita di 1,3 punti sul decennio proprio per la componente dell'obesità.

I tre divari del sedentarismo italiano: genere, età, territorio

I numeri medi nascondono squilibri profondi. L'ISTAT 2025 ne evidenzia tre.

Genere. Le donne sono più sedentarie degli uomini: 34,2% contro 27,2%, con un divario di 7 punti percentuali. È una distanza che si è ridotta nel tempo (era di 9,2 punti nel 2015) ma che resta marcata praticamente a ogni età.

Età. Tra i bambini di 6-10 anni la sedentarietà è contenuta (15,5%), ma a partire dai 35-44 anni riguarda già più di un adulto su quattro — proprio la fascia centrale della vita lavorativa, quella più esposta allo smart working. Sopra i 65 anni più di una persona su tre è sedentaria, e tra gli over 75 si arriva al 47,2% degli uomini e al 65,9% delle donne.

Territorio. Le elaborazioni territoriali sui dati ISTAT confermano un netto divario Nord-Sud. Nel Nord-Est la quota di popolazione fisicamente attiva supera il 70%, mentre nel Mezzogiorno la sedentarietà è molto più diffusa: si passa da minimi attorno al 15% nella provincia autonoma di Bolzano fino a oltre il 53% in Basilicata.

La fascia 35-54 anni, fortemente sovrapposta alla platea degli smart worker, è quindi anche quella in cui la sedentarietà inizia a radicarsi. È qui che il modo in cui organizziamo la giornata di lavoro fa la differenza.

Perché lo smart working può amplificare la sedentarietà

Lo smart working non è di per sé "colpa" del sedentarismo — è una modalità di lavoro neutra. Ma può togliere movimento se non lo si reintroduce consapevolmente. La giornata in ufficio contiene una quota di attività fisica leggera ma costante: ci si alza per riunioni, si cammina nei corridoi, si esce per pranzo, si raggiunge il mezzo pubblico. A casa, molti di questi micro-spostamenti spariscono.

Il risultato è un aumento del cosiddetto sitting time, il tempo trascorso seduti. È un fattore di rischio indipendente: numerose evidenze mostrano che stare seduti a lungo incide sulla salute cardiovascolare e metabolica anche in chi, per il resto, fa attività fisica. In altre parole, una corsa la sera non "cancella" otto-dieci ore consecutive di sedia.

L'Istituto Superiore di Sanità stima che la sedentarietà sia responsabile di una quota rilevante di malattie croniche: circa il 9% delle patologie cardiovascolari, l'11% dei casi di diabete di tipo 2 e il 16% dei tumori del colon-retto e della mammella. Anche sul piano economico il conto è salato: secondo l'Osservatorio Valore Sport di The European House-Ambrosetti, il costo sanitario della sedentarietà in Italia si aggira sui 3,8 miliardi di euro l'anno, pari all'1,7% della spesa sanitaria complessiva.

Quanto dovremmo muoverci, secondo l'OMS

Le linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità del 2020 — sintetizzate nello slogan "Every move counts", ogni movimento conta — fissano un obiettivo chiaro per gli adulti:

  • da 150 a 300 minuti a settimana di attività aerobica moderata (per esempio una camminata veloce con un leggero fiatone), oppure
  • da 75 a 150 minuti di attività intensa (come la corsa),
  • più attività di rinforzo muscolare per i principali gruppi muscolari in almeno 2 giorni a settimana.

Il messaggio più importante delle linee guida 2020, però, è un altro: qualsiasi movimento è meglio dell'immobilità, e occorre ridurre il tempo trascorsi seduti. Non serve trasformarsi in atleti. Servono movimento frequente e interruzioni regolari della posizione seduta. È esattamente il tipo di obiettivo che lo smart working — paradossalmente — può rendere più facile, perché siamo padroni dei nostri spazi e dei nostri orari.

Come spezzare la sedentarietà da scrivania: strategie pratiche

La domanda giusta non è "come trovare un'ora di palestra", ma "come rimettere il movimento dentro la giornata di lavoro". Ecco le strategie più efficaci, sostenute dalla ricerca.

Pause attive ogni 30-60 minuti. Alzarsi, sgranchirsi, fare due passi in casa o qualche esercizio di mobilità. Bastano 2-3 minuti per riattivare la circolazione e contrastare gli effetti dello stare fermi. Impostare un promemoria aiuta a non dimenticarsene tra una call e l'altra.

Camminare durante le riunioni "solo voce". Molte call non richiedono di guardare lo schermo. Trasformarle in walking meeting è uno dei modi più semplici per accumulare minuti di movimento senza sottrarre tempo al lavoro.

Lavorare in piedi a intervalli. Alternare seduta e stazione eretta riduce il sitting time complessivo. Una scrivania regolabile in altezza aiuta, ma anche solo appoggiare il portatile su un piano più alto per qualche ora cambia la postura.

Trasformare il tempo davanti allo schermo in tempo in movimento. Qui si colloca una soluzione sempre più diffusa tra chi lavora da casa: il walking pad, il tapis roulant ultra-sottile pensato per camminare a velocità ridotta mentre si lavora o si guarda un video. Camminare a 2-3 km/h sotto la scrivania permette di accumulare migliaia di passi durante riunioni e attività che non richiedono digitazione intensa, restando pienamente operativi.

È proprio per questo scenario che KingSmith ha progettato i propri WalkingPad attorno a un'idea precisa: il movimento deve adattarsi alla casa, non il contrario. I modelli con pedana pieghevole brevettata si ripongono in verticale o sotto un mobile in pochi secondi, occupando lo spazio di una valigia — un dettaglio decisivo per chi lavora in spazi domestici condivisi e non può permettersi un attrezzo ingombrante sempre montato. L'obiettivo non è sostituire lo sport, ma abbassare drasticamente la barriera tra "stare seduti" e "muoversi": quando lo strumento è già lì, pronto sotto i piedi, la camminata smette di essere un appuntamento e diventa parte naturale della giornata.

Ricostruire i micro-spostamenti persi. Andare a prendere l'acqua in un'altra stanza, fare le scale di casa, parcheggiare i passi nelle piccole attività domestiche tra un task e l'altro. Sono gli stessi movimenti che l'ufficio imponeva "per forza" e che a casa vanno reintrodotti per scelta.

Il 2026 come anno di svolta possibile

I dati ISTAT 2025 mostrano un Paese che, lentamente, si sta muovendo di più: la sedentarietà cala da dieci anni consecutivi e oltre nove punti sono stati recuperati dal 2015. Lo smart working, intanto, si è stabilizzato come modalità di lavoro permanente per oltre tre milioni e mezzo di persone, con un potenziale che potrebbe quasi raddoppiare.

Questi due trend possono lavorare l'uno contro l'altro o l'uno a favore dell'altro. Se il lavoro da remoto diventa sinonimo di ore immobili davanti a uno schermo, rischia di alimentare quel 30,8% di sedentari che l'Italia fatica ad abbassare sotto la soglia europea. Se invece sfruttiamo la libertà di gestire spazi e tempi per reintrodurre il movimento nella giornata, lo smart working può diventare un alleato della salute, non un suo nemico.

La differenza, come spesso accade, non si gioca sui grandi propositi ma sulle piccole abitudini quotidiane. Una pausa attiva ogni ora, una riunione camminata, qualche migliaio di passi accumulati mentre si lavora: gesti minimi che, ripetuti ogni giorno, spostano i numeri di una vita.


Fonti

  • ISTAT — Fattori di rischio per la salute: peso, sedentarietà, fumo e alcol – Anno 2025 (pubblicato il 1° aprile 2026): comunicato stampareport integrale PDF
  • Osservatorio Smart Working, Politecnico di Milano — Torna a crescere lo Smart Working: 3,57 milioni di lavoratori in Italia (ottobre 2025): comunicato stampa
  • Organizzazione Mondiale della Sanità — Linee guida 2020 su attività fisica e comportamento sedentario (sintesi ISS/EpiCentro): Every move counts
  • Osservatorio Valore Sport, The European House-Ambrosetti — stime sul costo sanitario della sedentarietà in Italia: Il Sole 24 Ore
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